È la sicurezza il terreno scelto dalla destra per provare a superare i crescenti problemi a cui il governo Meloni non riesce a dare soluzione. La logica è quella di sfruttare a proprio favore quel senso di insicurezza crescente che, sia l’instabilità internazionale che il peggioramento delle condizioni economiche, stanno diffondendo in strati sempre più ampi della popolazione.
Come sempre la destra soffia sul fuoco delle paure che vengono alimentate dal clima di incertezza e di aggravamento delle condizioni sociali e mette sul piatto un nuovo Decreto sicurezza che ha l’obiettivo di ridurre le agibilità delle proteste e di criminalizzare il dissenso.
In questo modo il governo Meloni cerca di scaricare sulle piazze, e su chi solidarizza con le mobilitazioni, la responsabilità di una situazione che le sue scelte di politica internazionale e di politica economica hanno contribuito a creare. Un gioco visto già tante volte, almeno ogni volta che un governo sente crescere l’insoddisfazione e la rabbia attorno a sé e sa di non avere risposte credibili ai problemi sempre più diffusi.
Questo spiega la violenza del discorso del ministro Piantedosi che ha relazionato alla Camera in merito ai fatti della manifestazione del 31 gennaio a Torino. Per il ministro i manifestanti che hanno contestato lo sgombero del centro sociale Askatasuna costituiscono una sorta di ambiente che favorisce il terrorismo e pertanto vanno colpiti e fermati. Almeno in passato provavano a fare dei distinguo, ora, senza remore, considerano tutti quelli che manifestano come un nemico da combattere.
Piantedosi quindi come novello Trump in salsa italiota, che propone un altro pesantissimo provvedimento restrittivo e chiede l’impunità per le violenze, considerate di conseguenza sempre legittime, agite dalle forze dell’ordine. Non a caso, della manifestazione di Torino, si è raccontato e mostrato solo quello che tornava utile a giustificare la stretta, e si è omesso il resto delle immagini e delle cronache che avrebbero reso evidenti pestaggi molto pesanti proprio ad opera degli agenti in divisa.
Tanta violenza non si respirava da parecchio tempo in Italia e il fatto che questo governo debba ricorrere a questa forma di gestione della piazza è segno che altre risposte non ne ha. E che le grandi mobilitazioni dello scorso autunno hanno messo tanta paura.
Cadere nel tranello che ci stanno giocando sarebbe un errore tragico. È sulla sicurezza vera che dobbiamo sfidarli, non sul tema dell’ordine pubblico, sul quale peraltro anche l’opposizione sta facendo discorsi assai poco credibili. La sicurezza che vogliamo sono i salari più alti, il rilancio dei servizi pubblici, il superamento della precarietà, il no alla deindustrializzazione del paese. Sicurezza è più democrazia sui posti di lavoro e mettere la salute dei lavoratori prima della fame di profitto. È cura per il territorio e manutenzione dell’ambiente. Vuol dire potersi curare. Sicurezza significa meno soldi per le armi e rottura delle relazioni con paesi che disprezzano il diritto internazionale e usano la guerra per imporre il loro dominio.
Se sapremo rimettere al centro, con ostinata determinazione, le grandi questioni sociali irrisolte e continuare a contrastare la corsa al riarmo, la loro stretta repressiva finirà per infrangersi contro il muro di una insoddisfazione crescente e di una opposizione vera, sempre meglio organizzata.
Se invece ci lasciassimo abbindolare dalle rincorse di certa opposizione a chi ha la proposta più efficace sul tema dell’ordine pubblico (che pena e che subalternità culturale!), senza renderci conto di quali sono i fattori reali che stanno alla base della insicurezza sociale, allora si, saremmo definitivamente perduti e battuti.
Piantedosi minaccia, aggredisce e si prepara a colpire. Vuole mettere paura e intimidire, ma è lui che sente il terreno cominciare a tremare sotto i suoi piedi. Con pazienza, coraggio e lucidità, prepariamoci a rispondere con le lotte e l’organizzazione sindacale e popolare indipendente alle sue aspirazioni trumpiane. Lo sa anche lui che fa la voce grossa, il fiato di questo governo potrebbe essersi fatto molto più corto.
Unione Sindacale di Base