Questo il commento di Francesco Rizzo, Esecutivo Nazionale Usb, al termine dell'incontro tenuto presso il Ministero del Lavoro sulla richiesta da parte dell'ex Ilva di cassa integrazione per 8.622 unità lavorative e dopo il rinvio a martedì 10 novembre, alle 10.00 quando si terrà una cabina di regia per il monitoraggio dei pagamenti da parte dell’Inps, alla presenza dell’istituto stesso. Alla cabina di regia farà seguito l’esame congiunto sull’istanza di cassa integrazione.
"Siamo in presenza di una cigs anomala, perché ragioniamo in mancanza di reali prospettive. Questo rende tutto più complicato. Nel contempo, vi è una generalizzata e clamorosa sottovalutazione dell’impatto sociale che le decisioni che si stanno prendendo possono avere non solo sul territorio di Taranto, ma anche in altri contesti. L’auspicio era di avviare un confronto preventivo per evitare di arrivare così vicino al rischio che la bomba sociale possa scoppiare. Per questo, abbiamo chiesto di procedere al pagamento diretto almeno fino a fine dicembre. O apriamo ragionamenti veri su questo e su altro o, con questi palliativi, non andiamo da nessuna parte, soprattutto perché non ci sono risorse sul tavolo. Va trovata quindi, la soluzione per assicurare ai lavoratori l’anticipazione della cassa integrazione. Per quel che concerne l'appalto, bisogna procedere alle modifiche del decreto, come già detto. Abbiamo sollevato dubbi in merito alle aziende che hanno di recente vissuto il cambio di appalto e sulla esigenza di garantire che i dipendenti di tutte le aziende possano accedere agli ammortizzatori sociali. Per gli strumenti straordinari che non sono nel decreto, bisogna velocizzare la discussione e fare chiarezza sulle risorse.
Quanto alla gara, per noi è da annullare. Non è la soluzione. La soluzione è un piano che non lascia dubbi sul da farsi e sulle risorse in campo, che tiene dentro lo Stato con un ruolo da protagonista nella messa in sicurezza dei posti di lavoro. Invitiamo, ancora una volta, tutti al senso di responsabilità nei ragionamenti che facciamo”.