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Solidarietà

Ferdinando non è solo: USB Calabria al fianco del suo dirigente

Torino,

La confederazione regionale calabrese dell’Unione Sindacale di Base esprime piena solidarietà a Ferdinando Gentile, dirigente della nostra organizzazione, sottoposto agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Torino sulle mobilitazioni dello scorso gennaio contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna.

La nostra solidarietà va anche a tutte e tutti coloro che sono stati raggiunti dalle misure cautelari del 5 novembre.

Da oltre vent’anni Ferdinando sta dalla parte degli ultimi, a partire da chi non ha una casa. È accanto alle famiglie sfrattate, a chi aspetta da anni un alloggio popolare che non arriva, ai profughi lasciati per strada quando chiusero i centri di accoglienza. Lo ha fatto mentre le istituzioni lasciavano marcire o mettevano in vendita il patrimonio pubblico. A quel silenzio ha sempre risposto con proposte concrete: restituire gli edifici pubblici abbandonati alla loro funzione sociale e aprire finalmente un piano strutturale contro l'emergenza abitativa.

Con USB è stato in prima linea nella vertenza dei tirocinanti calabresi. Sono migliaia di lavoratrici e lavoratori che per anni hanno fatto funzionare comuni, enti e uffici ministeriali in cambio di un'indennità da fame, senza contratto e senza diritti. Ferdinando c'era nelle assemblee in ogni provincia, alla Cittadella regionale, alla Camera dei Deputati, all'aeroporto di Lamezia. La sua parola d'ordine è sempre stata una sola: contrattualizzazione per tutti, nessuno escluso. Se oggi una parte di quei lavoratori ha un contratto, lo deve a quelle lotte e non alla generosità di qualche governo.

Si è battuto anche contro i potentati della sanità privata calabrese. È stato al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori delle cliniche e ha difeso una sanità pubblica, gratuita e accessibile a tutte e tutti. Per questo ha subito campagne di fango e tentativi di delegittimazione, che non lo hanno mai fatto arretrare.

È questa la persona che oggi viene privata della libertà: un militante che ha speso la vita perché in Calabria restare non significhi miseria e partire non sia l'unica scelta possibile. Mentre crescono il carovita, la precarietà e la spesa militare, la risposta al disagio sociale è sempre più spesso penale. Il decreto sicurezza ha reintrodotto il blocco stradale come reato e ha aggiunto nuove aggravanti per chi manifesta. Così vengono colpiti proprio gli strumenti con cui lavoratori, precari e senza casa si fanno sentire. Noi continueremo a rispondere con l'organizzazione, la solidarietà e la lotta.

A Ferdinando va l'abbraccio di tutta la USB. Le battaglie che ha portato avanti per la casa, il lavoro e la dignità continuano, con lui.

Libere tutte, liberi tutti.

 

USB Calabria