Nell'incontro di oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, alla presenza di JSW, Metinvest, delle organizzazioni sindacali, della Regione Toscana e del Comune di Piombino, sono emersi ancora una volta tutti i limiti e le incertezze del percorso di reindustrializzazione del polo siderurgico piombinese.
Metinvest ha comunicato la necessità di individuare un nuovo soggetto finanziatore per il proprio progetto industriale, motivando questa scelta con il protrarsi della guerra in Ucraina. L'azienda ha riferito di avere già due interlocuzioni aperte: una con un soggetto industriale e una con un fondo finanziario. Metinvest ha inoltre annunciato che manterrà una partecipazione del 15% nel progetto.
Anche sul fronte JSW la situazione continua a essere caratterizzata da ritardi. L'azienda ha dichiarato di aver richiesto tutte le autorizzazioni necessarie per il nuovo investimento sul treno rotaie, ma restano ancora da completare i passaggi relativi alle concessioni e alle autorizzazioni per la variante urbanistica.
Ancora una volta, quindi, il cronoprogramma si allunga e il futuro industriale di Piombino rimane appeso a condizioni, finanziamenti e autorizzazioni che continuano a non arrivare.
Come USB abbiamo ribadito una posizione che sosteniamo fin dall'inizio: avevamo già evidenziato come il piano industriale di Metinvest fosse fortemente condizionato dalla prosecuzione della guerra in Ucraina e come fosse estremamente rischioso affidare il futuro siderurgico di Piombino a uno scenario internazionale così instabile.
La domanda che continuiamo a porre al Governo è sempre la stessa: se non ora, quando?
Dal 2018 a oggi, tra risorse pubbliche destinate agli investimenti e ingenti risorse impiegate per sostenere gli ammortizzatori sociali, siamo convinti che un intervento pubblico diretto, fino alla nazionalizzazione del polo siderurgico, sarebbe costato meno e avrebbe garantito maggiori certezze sul futuro produttivo e occupazionale.
La vicenda di Piombino non è un caso isolato, ma rappresenta perfettamente il fallimento della strategia industriale portata avanti dai governi che si sono succeduti. Il nostro Paese sta progressivamente perdendo pezzi fondamentali del proprio apparato produttivo: dalla siderurgia all'automotive, fino al settore degli elettrodomestici.
Non comprendiamo perché si continui a insistere su una strada che sta producendo declino industriale, incertezza occupazionale e dipendenza da soggetti finanziari e industriali privati, anziché cambiare radicalmente direzione.
Serve un intervento pubblico diretto del Governo per salvaguardare la manifattura, garantire la continuità produttiva e tutelare il lavoro e ambiente.
Lo sciopero generale del 30 ottobre ha rappresentato un segnale forte. Insieme ai lavoratori, agli studenti e a tanti cittadini abbiamo portato nelle piazze la contrarietà a un modello economico fondato sullo sfruttamento, sul caro vita, sui bassi salari, sulla precarietà e sull'assenza di prospettive per le nuove generazioni.
Le piazze del 30 ottobre hanno espresso chiaramente la necessità di un cambio di passo e di un modello di sviluppo completamente diverso da quello attuale, ormai arrivato al collasso e incapace di offrire un futuro al Paese, se non attraverso la prospettiva della guerra e del riarmo.
Le piazze hanno detto NO alla guerra, al riarmo e a questo modello economico.
Come USB continueremo a sostenere e organizzare le mobilitazioni nei prossimi mesi, perché il futuro industriale di Piombino, i salari, i diritti e la dignità del lavoro non possono essere lasciati nelle mani delle compatibilità finanziarie e delle scelte dei privati.
Non c'è più tempo per gli annunci. Piombino ha bisogno di acciaio, lavoro e futuro. Il Governo si assuma finalmente le proprie responsabilità.
USB PIOMBINO
USB Nazionale Settore Industria - Categoria Operia