Icona Facebook Icona Twitter Icona Instagram Icona Telegram Icona Youtube Icona Rss

Sanità

Sanità umbra, il rischio di un contenitore senza identità

Perugia,

Un fantasma si aggira per la Sanità umbra: l’idea di accorpare neuropsichiatria infantile, SERT, disturbi della nutrizione, salute mentale adulta e hub universitario in uno stesso contenitore. Una scelta razionalizzata come organizzativa, ma che rischia di produrre l’effetto opposto: perdita di specificità, confusione gestionale e ulteriore impoverimento delle professionalità già fortemente sofferenti.

Una simile scelta significherebbe ignorare la complessità delle esigenze richieste a servizi multiprofessionali differentemente specializzati, i quali rispondono a logiche cliniche, territoriali ed assistenziali molto distanti tra loro. La neuropsichiatria infantile si occupa di età evolutiva, famiglie, scuola e sviluppo; i SERT di dipendenze e marginalità sociali; la rete DCA di disturbi della nutrizione e dell’alimentazione richiedenti un approccio multidisciplinare altamente specifico; i centri di salute mentale di prevenzione, trattamento e riabilitazione dei disturbi psichici e del disagio psicologico dell’adulto.  Far convivere tutto ciò sotto un’unica regia rischia di trasformare la multidisciplinarietà in dispersione.

Il primo effetto sarebbe la perdita di identità dei servizi. I bisogni dei bambini e degli adolescenti verrebbero inevitabilmente schiacciati dalle emergenze dell’età adulta; le dipendenze, così come i disturbi alimentari, sarebbero trattate come una semplice branca psichiatrica.
Con il fine manifesto di rafforzare i percorsi di cura e assistenziali, si rischia di andare incontro ad un loro impoverimento e ad una perdita della riconoscibilità degli stessi da parte di cittadini e operatori.

A pagare il prezzo più alto sarebbe soprattutto il personale sanitario: medici, psicologi, infermieri, educatori e terapisti, le cui condizioni lavorative appaiono già gravose. Organici insufficienti, carichi in aumento, difficoltà di reclutamento e crescente demotivazione sono solo alcune delle difficoltà con le quali si interfacciano quoidianamente. Inserire tutto in una struttura unica potrebbe generare ulteriore disorientamento, sovrapposizioni di ruoli, conflitti interni e perdita di competenze professionali specifiche.

Anche il tema delle liste d’attesa rischia di essere affrontato in modo puramente formale. È utopico ritenere che l’unione dei servizi possa automaticamente condurre ad un aumento delle prestazioni in mancanza di professionisti, spazi, investimenti e programmazione.

La vera sfida per la sanità umbra dovrebbe essere un’altra: rafforzare le reti territoriali, valorizzare le competenze specialistiche, investire nella stabilizzazione del personale e costruire percorsi realmente integrati e delle diverse identità cliniche e professionali. L’integrazione è un valore quando mette in comunicazione le competenze, è un problema quando cancella le differenze e appiattisce tutto dentro un unico modello gestionale.

La salute mentale, le dipendenze, la neuropsichiatria infantile e i disturbi della nutrizione non hanno bisogno di un grande contenitore indistinto. Hanno bisogno di visione, investimenti e rispetto per le professionalità che ogni giorno tengono in piedi servizi essenziali, spesso nel silenzio e con risorse insufficienti.

Usb Umbria