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Comunicati Stampa

Stellantis delocalizza anche il premio di risultato: basta CCSL

Roma,

Stellantis ha annunciato che nel 2026 il premio di risultato non verrà erogato ai lavoratori italiani ed europei, mentre sarà riconosciuto ai dipendenti delle aree Sud America, Nord Africa e Medio Oriente.

Dopo aver delocalizzato produzioni e investimenti, l’azienda delocalizza anche il salario. Il premio di risultato – che dovrebbe redistribuire una quota della ricchezza prodotta – diventa uno strumento discrezionale, utilizzato per dividere e ricattare i lavoratori su scala globale. 

Un nomadismo industriale, che favorisce solo gli azionisti con miliardi di dividendi, lasciandosi alle spalle stabilimenti potenzialmente produttivi.

Dal 2011 a oggi si è passati da quasi 80.000 dipendenti diretti a circa 45.000, con un ricorso strutturale agli ammortizzatori sociali.

Dopo Fabbrica Italia di Marchionne, il piano “strategico” di Tavares, con il nuovo l’AD Filosa il gruppo ha annunciato l’abbandono dell’elettrico. Bruciando di nuovo decine di miliardi di investimenti e scaricando i costi delle scelte industriali sui lavoratori: meno salario, più flessibilità, più ore di cassa integrazione e tagli occupazionali.

Nonostante sia in corso un attacco al settore industriale, i lavoratori siamo di fronte ad al Governo e al MMIT, che consentono a Stellantis, di continuare la sua opera di demolizione.

Accanto all’assenza di una politica industriale è altrettanto evidente il ruolo svolto dal CCSL  e da FIM-CISL, UILM, FISMIC  – il Contratto Collettivo Specifico di Lavoro – si conferma per quello che è sempre stato: un contratto aziendale costruito su misura per l’impresa, che ha cancellato il sistema dei due livelli di contrattazione, ridotto gli spazi di democrazia sindacale e subordinato Salario, salute e diritti agli obiettivi aziendali.

Siamo di fronte alle conseguenze di un modello contrattuale sbagliato, che USB ha contrastato fin dall’inizio.

•             No al CCSL che toglie Salario, voce, diritti e salute ai lavoratori

•             Sì a un vero Contratto Nazionale, con salario a partire da 2000 € sul minimo tabellare

•             Aumenti salariali reali e meccanismi automatici di recupero dell’inflazione.

•             Riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario e nuova CIG al 100% del salario

•             Investimenti vincolati alla tutela dell’occupazione e alla produzione sul territorio

 

Costruiamo la risposta operaia.

Unione Sindacale di Base - Industria