19 novembre 2019, ultimo aggiornamento alle 01:03
Insieme siamo imbattibili.

"EVASIONE FISCALE: PER COMBATTERLA INVESTIRE SUI LAVORATORI"

Genova, 05/07/2007 16:10
Lo chiedono le RdB-CUB alla celebrazione dei dieci anni degli Uffici delle Entrate

Questa mattina a Genova si sono svolte le celebrazioni dei dieci anni di attivazione degli Uffici delle Entrate, a cui hanno preso parte il Vice Ministro Vincenzo Visco ed il Direttore dell’Agenzia delle Entrate Massimo Romano.


Le RdB-CUB hanno partecipato all’iniziativa con una delegazione nazionale, mentre  la struttura delle Agenzie Fiscali RdB della Liguria ha svolto un presidio all’esterno dell’edificio. In questa occasione le RdB-CUB hanno fatto pervenire al Vice Ministro, ed attraverso un volantinaggio ai cittadini genovesi, le loro proposte per far funzionare la  “macchina-fisco”.


Innanzi tutto maggiori investimenti, con nuove assunzioni ed il concreto riconoscimento della professionalità del personale in servizio, sia sotto il profilo economico che sotto quello del diritto alla carriera, a fronte di una produttività delle prestazioni in continuo aumento.


Dichiara in proposito Antonio Adornato, della Direzione Nazionale RdB-CUB P.I.: “Che quella delle RdB non sia una richiesta “ideologica” trova conferma nell’intervento odierno del Direttore dell’Agenzia delle Entrate Massimo Romano, il quale ha illustrato i risultati dei primi cinque mesi di attività dell’Agenzia attestando l’importante recupero dell’evasione e quindi l’aumento della produttività di questo settore. I dati parlano chiaro: 3 miliardi di imposte accertate, con buona pace di chi continua a ripetere la stanca - e quantomeno mal documentata - tiritera dei dipendenti fannulloni”.


In secondo luogo le RdB propongono l’attivazione di un tavolo con tutte le parti sociali che, invece di porsi l’obiettivo di ennesimi tagli al welfare, affronti finalmente lo scandalo dell’evasione, per un “patto fiscale” che metta a punto nuovi e più efficaci strumenti di contrasto.


“La lotta all’evasione è e continuerà ad essere un obiettivo prioritario per le RdB. Un fisco equo, pubblico ed efficiente è di vitale importanza per restituire al paese la ricchezza che da troppo tempo gli viene sottratta”, conclude Adornato.

 

 


6 luglio 2007 - Il Secolo XIX

Pensioni, Tfr e futuro dell'Agenzia delle Entrate
al centro delle preoccupazioni dei lavoratori

GENOVA - Gli impiegati aderenti al sindacato autonomo RdB del pubblico impiego hanno accolto con fischi il viceministro dell'Economia Vincenzo Visco. "No al taglio delle pensioni", "Pagare meno, pagare tutti": questi i due slogan principali della protesta.
«Siamo preoccupati per la ventilata riforma delle pensioni - spiega Pietro Andriani, rappresentante delle RdB - inoltre non ci sono state delle reali misure per contrastare l'evasione fiscale. Il rischio concreto è che alla fine paghino solo pensionati e lavoratori dipendenti».
Il presidio di protesta all'esterno dell'Agenzia delle Entrate di Genova, cui hanno partecipato circa 30 persone, ha contestato anche la riforma del Tfr ed espresso timore sul futuro dell'Agenzia delle Entrate. «Il Tfr, a seguito della recente riforma, rende sicuramente meno rispetto al passato - spiega Andriani - temiamo poi che si vada verso la privatizzazione di alcuni settori dell'Agenzia delle Entrate: sarebbe un fatto estremamente grave».


6 luglio 2007 - Corriere Mercantile

IN VIA FIUME LA CONTESTAZIONE DELLE RDB

Genova - Gli impiegati aderenti al sindacato RdB del pubblico impiego hanno accolto con fischi il viceministro dell'Economia Vincenzo Visco in visita a Genova. "No al taglio delle pensioni", "Pagare meno, pagare tutti", questi i due slogan principali della protesta.
"Siamo preoccupati per la ventilata riforma delle pensioni - ha detto Pietro Andriani, rappresentante delle RdB - inoltre non ci sono state delle reali misure per contrastare l'evasione fiscale. Il rischio concreto è che alla fine paghino solo pensionati e lavoratori dipendenti". Il presidio di protesta all'esterno dell'Agenzia delle Entrate di Genova, cui hanno partecipato circa 30 persone, ha contestato anche la riforma del Tfr ed espresso timore sul futuro dell'Agenzia delle Entrate. "Il Tfr, a seguito della recente riforma, rende sicuramente meno rispetto al passato; temiamo poi che si vada verso la privatizzazione di alcuni settori dell'Agenzia delle Entrate, sarebbe un fatto estremamente grave".


6 luglio 2007 - Il Manifesto

Evasione. Visco promette rientri record
di Francesco Piccioni

Genova - Può capitare anche questo, in Italia: che il viceministro Vincenzo Visco, soprannominato «Dracula» dal centrodestra e dalla parte più retriva del relativo «blocco sociale», venga contestato da sinistra perché fa «poco» sul fronte dell'evasione fiscale.
E' accaduto ieri a Genova, in occasione del decennale dell'Agenzia delle entrate - che è poi i dipartimento incaricato della riscossione dei tributi, dove c'è una forte presenza dei sindacati di base, come la RdB-Cub. «No al taglio delle pensioni» e «pagare meno, pagare tutti» gli striscioni inalberato all'ingresso. «Il rischio concreto - spiegava ai giornalisti il rappresentante locale dell'RdB, Piero Andriani - è che alla fine paghino solo pensionati e lavoratori dipendenti».
In effetti, Visco è un personaggio notevole. Ci vuole coraggio (politico e non solo) per affrontare l'impopolarità vestendo con rigore i panni del «gabelliere» che non guarda in faccia a nessuno. Un ruolo che ieri ha difeso alla grande premettendo che «recuperare 100 miliardi evasi è solo questione di tempo, volontà politica e capacità organizzativa». L'obiettivo dichiarato resta quello della «riduzione delle tasse», e «adesso siamo in grado di cominciare a farlo». Non si spaventa delle proteste delle mille associazioni di imprese piccole e medie, perché «quando l'evasione è un fenomeno di massa, l'opposizione al contrasto è fortissima». Ma conferma: «la cosiddetta deregulation delle piccole e medie imprese è solo tolleranza dell'evasione fiscale, o peggio incitamento all'evasione». E tutti pensano a Berlusconi, ovviamente.
Difende la struttura della pressione fiscale italiana, che in assoluto «non è stratosferica, più o meno nella media europea». Il problema, spiega, è che «la pressione è distribuita malissimo», con «l'evasione che pesa su chi le imposte le paga». Alle associazioni categoria risponde in modo agrodolce, definendo da un lato «il contribuente» come «il nostro cliente, che ha sempre ragione». Ma picchia anche sul tasto che più fa male: «quando nelle statistiche le stesse imprese, con le stesse caratteristiche, la stessa attività e la stessa localizzazione, dichiarano cifre molto diverse, allora il problema \ndr\] esiste e non può essere rimosso».
Ma Visco non è il vendicatore senza maschera. E' pur sempre un esponente di rilievo del costituendo Partito Democratico. E quando sembra che stia bastonando ceti microimprenditoriali che ricavano il proprio spazio soprattutto dall'evasione, ecco il colpo di coda che accomuna il «lavoratore dipendente» - costitutivamente impossibilitato ad evadere - al suo peggior alter ego. «Sappiamo che esistono molti, moltissimi lavoratori dipendenti che fanno come secondo lavoro un lavoro autonomo senza dichiararlo né pagare tasse». E già qui si potrebbe contestarlo, quantomeno sulla quantità. Ma insiste, peggiorando la situazione: «sappiamo che uno dei motivi per cui vogliono andare in pensione prima dei 60 anni è perché vogliono avere la libertà di fare un lavoro autonomo». Fino al veleno puro: «un lavoro dipendente, a parte quello operaio, è un lavoro più comodo, con meno stress, con più garanzie di quanto non sia quello di alzarsi ogni mattina per cercarsi i clienti».
Insomma: Visco racchiude in queste dichiarazioni contraddittorie tutta l'incertezza del Pd su quale debba essere la propria base sociale: il lavoro dipendente, la piccola impresa, quella più grande e solida?. Come accade sempre agli incerti, finisce per scontentare tutti. Sembra proprio la sintesi di un governo in crisi di identità.


6 luglio 2007 - Il Giornale

Il viceministro fischiato perde le staffe: lite con i cronisti
di Riccardo Re

Genova - Prima è scappato dai fischi che lo hanno accolto all’arrivo, poi pure dalle domande dei giornalisti. Vincenzo Visco, il viceministro dell'Economia, ieri a Genova per un convegno sui dieci anni dell'Agenzia dell'Entrate ha voluto far capire come intende comportarsi con chi si ostina a fare inchieste su vicende che lo riguardano. Due sbrigative risposte alle domande delle agenzie e poi silenzi. Anzi: parziali ammissioni su come intende gestire il rapporto con i mass media. Perché ai cronisti Ferruccio Sansa e Marco Menduni del quotidiano genovese Il Secolo XIX ha dovuto spiegarlo: «Lo dovreste sapere che tanto a voi non rispondo» e poi a denti stretti «non mi siete simpatici».
A il Giornale non ha ritenuto dover dare alcuna delucidazione. Solo sprezzante silenzio. Evidente noncuranza. Perché alle domande non gradite il viceministro ha voltato il capo e fatto spallucce. E una volta capito che a volergli parlare c'erano anche testate che avevano svolto il loro compito informativo con inchieste a lui non proprio gradite, dopo niet e assordanti silenzi, la scorta si è richiusa intorno al viceministro indagato, portandolo via. Fino al tavolo dei relatori, di fronte a una platea filtrata all'ingresso, e in salvo dalle domande. A pagarne le spese anche un operatore Mediaset, spintonato giù dalle scale dagli uomini della scorta, perché aveva osato riprendere il viceministro perfino quando aveva intimato il suo: «Basta alle dichiarazioni».
Così, in salvo dai giornalisti - accuratamente isolati in una sala stampa con maxischermo in videoconferenza - Visco ha potuto raccontare le sue verità. Salvo poi, a intervento concluso, dover fare nuovamente i conti con microfoni e taccuini. Ma lì, a «proteggerlo», ci s'è messo anche il suo portavoce, Roberto Seghetti: «Lasciatelo in pace, ha parlato più di un'ora». E ancora: «Alle domande a cui non ha voluto rispondere, Visco non risponderà». Anche se, in certi casi, il tempo per la domanda vera e propria non c'è stato, ma per il rifiuto ai cronisti è bastato specificare la testata di appartenenza. Sulla questione è intervenuto Marcello Zinola, il segretario dell'associazione ligure dei giornalisti. «Visco, come tutti i suoi colleghi politici, ha perso una splendida occasione per dimostrare di essere un autentico ministro della Repubblica» dice Zinola, che aggiunge: «Dopo il dichiarato ostracismo al quotidiano Il Secolo XIX, Visco ha risposto con una girata di spalle a un collaboratore de il Giornale, mentre la sua scorta non ha trovato di meglio che spintonare i colleghi telecineoperatori di Mediaset». Il segretario dei giornalisti liguri conclude: «Siamo costretti a rilevare come governi di opposta sponda politica, o come quello attuale di centrosinistra, che si fanno vanto di tutelare il sistema dell'informazione, pratichino e rinnovino lo stile della divisione dei giornalisti buoni o cattivi in base al gradimento delle cose che gli stessi giornalisti scrivono».
Durante l'uscita di Visco dalla sede dell'Agenzia delle Entrate, poi, non sono mancate alcune contestazioni. Così come all'entrata, quando il viceministro è stato accolto tra le proteste di una cinquantina di dipendenti del pubblico impiego. A fischiarlo proprio gli uomini del RdB Cub, i rappresentanti di base della confederazione unitaria dei lavoratori delle agenzie fiscali liguri, che lo hanno atteso sotto un sole spossante per mostrargli cartelli di protesta come: «Dite a tutti che ci rendete schiavi del signoraggio» o «Non tagliare le pensioni ma recuperare le evasioni».
Un presidio di diverse ore, iniziato già alle 9.30, un'ora prima dell'arrivo del viceministro, «perché non è vero che il governo sta facendo la lotta all'evasione, ma sta mettendo solo tasse» hanno accusato i manifestanti. A spiegare il concetto Pietro Andriani, lavoratore nell’esecutivo regionale del pubblico impiego, che si chiede: «Ma cosa significa lotta all'evasione se il governo non investe maggiori risorse economiche sul personale che dovrebbe stanare gli evasori?».


6 luglio 2007 - Corriere della Sera

Scalone, scontro nella maggioranza Prodi: va abolito. Dini: non voterò
Affondo di Rutelli: un'ipocrisia nazionale l'idea di andare in pensione a 57 anni
di Francesco Alberti

ROMA — Abolire lo scalone, «iniquo». Eliminare quel salto «brutale» che, da gennaio 2008, innalzerebbe in un sol colpo l'età per le pensioni d'anzianità da 57 a 60 anni: «Non si possono fare questi giochi per cui in un minuto vanno in pensione tre classi anagrafiche insieme: non è giusto». Al suo posto, occorrono «soluzioni più graduali ed eque»: in gergo tecnico, i cosiddetti «scalini» che avrebbero il vantaggio di evitare «bruschi passaggi di regime », come hanno specificato fonti di Palazzo Chigi subito dopo l'intervista.
Un'operazione ad alto dispendio economico, però: ci sono le risorse? «No, ma le accumuleremo, facendo risparmi sulle spese della Pubblica amministrazione». E quando una decisione, visto che la trattativa sembra su un binario morto? «Ho consultato tutti e continuerò a farlo. Le diversità ci sono. Com'è accaduto in passato, prenderò una decisione e a quella si starà». Romano Prodi, alle prese con il micidiale puzzle della riforma pensionistica, stretto tra moderati e massimalisti e con il fiato sul collo delle parti sociali, giura al Tg3 di «non avere paura del futuro» e resta convinto che la carta da giocare sia quella del programma dell'Unione, invocata dalla sinistra radicale e da gran parte del sindacato: la cancellazione, cioè, di quella norma della Maroni che farà schizzare in una notte l'età del ritiro da 57 a 60 anni.
A differenza del vicepremier, Massimo D'Alema, che qualche giorno fa disse chiaro e tondo al leader della Cgil, Guglielmo Epifani, che «non ci sono i soldi per abolire lo scalone», il capo del governo ieri si è mostrato fiducioso sulla possibilità di reperire i fondi per compensare l'abolizione del salto ai 60 anni e la sua sostituzione con uno o più gradini. Una posizione accolta «positivamente» dalla Cgil e dai settori della sinistra radicale («Ora vanno aboliti scalone e scalini» ha detto Migliore del Prc), ma che ha acceso le diffidenze della componente riformista. Il più esplicito è stato il senatore Dini: «Questi sono sordi, io voto contro e molti altri la pensano come me» ha detto l'ex premier, sottolineando poi le divisioni tra il Professore e D'Alema («Non mi pare siano cosa da poco»). Critico anche Follini («Si rischia una frittata»), mentre per Rutelli andare in pensione a 57 anni «è un'ipocrisia nazionale », visto che l'età anagrafica si è allungata e molti italiani continuano a lavorare.
Tra uno scalone e l'altro, Prodi ha anche parlato di tasse, annunciando imminenti riduzioni. Concetti analoghi aveva espresso il viceministro Visco a un convegno delle Agenzie delle Entrate a Genova («Recupereremo i 100 miliardi evasi e ridurremo le imposte »), non riuscendo però ad evitare fischi e contestazioni da parte di una quarantina di aderenti al sindacato autonomo «Rdb». Prodi si è infine tolto qualche sassolino nei confronti del Cavaliere.
Replicando alle profezie berlusconiane sul passaggio di alcuni senatori con le opposizioni, ha sibilato: «Lo dice sempre, è obbligato: ha perso due elezioni, ha poco tempo davanti e quindi sostiene che il governo cadrà domani, però è sempre domani...». Infine un consiglio a Veltroni: «Faccia di tutto perché ci sia una legge elettorale che renda possibile al prossimo premier di governare con il potere che hanno gli altri primi ministri europei: lo aiuterò».


6 luglio 2007 - Libero

Visco caccia i giornalisti: mi criticate, non vi parlo
di GIANLUCA ROSELLI

L'arroganza di Vincenzo Visco. Dopo il caso di Roberto Speciale e dei funzionari della Guardia di Finanza rimossi a Milano, ieri il vice ministro dell'Economia ha dato un'altra bella prova di sé. Prima insultando i contribuenti, poi i lavoratori autonomi e, infine, anche i giornalisti. Ieri Visco era a Genova per il decennale dell'Agenzia delle entrate. L'accoglienza non è stata delle migliori, con la contestazione e i fischi da parte dei sindacalisti autonomi di Rdb. «Ora siamo pronti a ridurre le tasse», ha annunciato il vice ministro, smentendo quello che fino a oggi ha detto e fatto il governo, «il recupero dell'evasione è finalizzato alla riduzione delle imposte. Recuperare 100 miliardi evasi è solo una questione di tempo, volontà politica e capacità organizzativa». Sull'Ici ha rimbalzato il problema ai comuni: «E' un'imposta comunale, ci devono pensare loro». Ma il vero insulto è nei confronti dei lavoratori autonomi e arriva in forma di battuta: «Uno dei motivi per andare in pensione prima dei 60 anni è sperimentare l'ebbrezza del lavoro autonomo e non pagare le tasse». Come a dire che gli autonomi sono tutti evasori. Poi, in parte, si corregge. «Io non vedrei nulla di male, se tutti dichiarassero quello che guadagnano, a ridurre le imposte agli autonomi». Un altro bel numero, dunque, come quando si è presentato alla festa della Guardia di Finanza nonostante gli fossero state sospese le deleghe. CRONISTI INSULTATI Il clou della giornata arriva però quando due giornalisti del Secolo XIX, Ferruccio Sansa e Marco Menduni, tentano di avvicinarlo per porgli alcune domande. «Con voi sapete che non parlo. Non mi state simpatici, va bene?», è la risposta stizzita di Visco. La ruggine tra il vice ministro e il Secolo XIX è dovuta alle inchieste che i due cronisti stanno conducendo nei suoi confronti da un paio di mesi a questa parte. La prima, la più grossa, riguarda i 98 miliardi di euro di mancato introito dei Monopoli di Stato (la società che gestisce le accise e i giochi la cui delega è affidata al vice ministro) per tasse non riscosse e multe non pagate da parte delle società concessionarie dei videopoker e slot machine che si trovano negli esercizi pubblici. Alcune di queste società, infatti, hanno trovato il modo di scollegare i terminali, in modo da evadere le tasse sulle giocate. La cifra, pari quasi a tre manovre finanziarie, è enorme, forse la più grande evasione fiscale della storia della repubblicana, messa nero su bianco dal rapporto di una commissione d'indagine presieduta dal diessino Alfiero Grandi. La responsabilità per il mancato introito è dei Monopoli, ma Visco un anno fa ha confermato il presidente Giorgio Tino al suo posto, nonostante quest'ultimo sia anche stato indagato a Potenza da John Woodcock per lo scandalo sul gioco d'azzardo per cui è finito dietro le sbarre Vittorio Emanuele di Savoia. INCHIESTE SCOMODE La seconda inchiesta del Secolo XIX riguarda invece la Nens, il centro di studi economici ideato e diretto da Visco e Pierluigi Bersani. La società ha sede a Roma in un immobile di proprietà della famiglia dell'attuale direttore del Demanio, Elisabetta Spitz (tra l'altro moglie di Marco Follini). Manca però il regolare contratto di affitto. Alla richiesta di visionare il contratto da parte dei giornalisti del Secolo, Visco non ha risposto. Il sospetto è che la Nens goda di un affitto in nero o che addirittura abbia ottenuto lo stabile gratis. Che non sarebbe un bel biglietto da visita per chi si pone l'obbiettivo di dare la caccia agli evasori in tutto lo stivale. La vicenda è stata anche materia di un'interrogazione parlamentare di Andrea Augello di An. «Noi volevamo solo vedere il contratto di affitto, ma lui non ci ha mai risposto», spiega il cronista del Secolo, Ferruccio Sansa, «e l'episodio di oggi (ieri, ndr) dimostra tutto il suo nervosismo. Oltretutto Visco ha fatto capire di avere una scarsa considerazione della stampa, se non di quella amica. Noi facciamo il nostro lavoro e non ce l'abbiamo con lui, nonostante l'arroganza delle risposte e le intimidazioni a colpi di azioni legali». Insomma, una brutta storia. E sulla vicenda Monopoli sarà difficile per lo Stato rientrare in possesso dei 98 miliardi, nonostante la richiesta alle società da parte della Corte dei conti. A muoversi, però, avrebbero dovuto essere i Monopoli. La delega è detenuta da Visco, ma a comandare all'Ams è il suo braccio destro, il capo di gabinetto Gianni Sernicola, uomo a cui il vice ministro ha dato in mano il pallino dei giochi. Tra l'altro, ai Monopoli di Stato è da poco arrivato per gestire la comunicazione un altro uomo molto vicino a Visco, Andrea Scrosati, titolare della società di comunicazione Mn (Media and Network). La Mn insieme alla Saatchi, infatti, ha da poco vinto un appalto da circa 130 milioni di euro per gestire la comunicazione dei Monopoli, battendo sul filo di lana altre agenzie, come la Armando Testa, la Meet e la Tbwa. Scrosati, che ha iniziato la sua carriera come capo ufficio stampa di Leoluca Orlando ai tempi della Rete nel lontano 1991, ha curato l'ufficio stampa di Visco quando era ministro delle Finanze nei due governi D'Alema. Un legame che si è consolidato nel tempo grazie all'amicizia con Sernicola e che ha portato Scrosati a gestire la comunicazione anche di Bersani e di diverse istituzioni locali amministrate dal centrosinistra. Ma la Mn, con un fatturato 2006 di 4,8 milioni di euro, cura la comunicazione e l'ufficio stampa per numerose aziende, eventi, trasmissioni televisive e tanti personaggi dello spettacolo. E ora toccherà a lui gestire l'immagine dei Monopoli in un momento molto delicato.


5 luglio 2007 - Prima

EVASIONE FISCALE: LE PROPOSTE DELLE RdB-CUB

(PRIMA) ROMA - Questa mattina a Genova si sono svolte le celebrazioni dei dieci anni di attivazione degli Uffici delle Entrate, a cui hanno preso parte il Vice Ministro Vincenzo Visco e il Direttore dell’Agenzia delle Entrate Massimo Romano. In questa occasione le RdB-CUB hanno fatto pervenire al Vice Ministro, e attraverso un volantinaggio ai cittadini genovesi, le loro proposte per far funzionare la "macchina-fisco". Innanzi tutto maggiori investimenti, con nuove assunzioni e il concreto riconoscimento della professionalità del personale in servizio, sia sotto il profilo economico che sotto quello del diritto alla carriera, a fronte di una produttività delle prestazioni in continuo aumento. In secondo luogo le RdB propongono l’attivazione di un tavolo con tutte le parti sociali per un "patto fiscale".


5 luglio 2007 - Ansa

FISCO: VISCO CONTESTATO DA AUTONOMI RDB A GENOVA

(ANSA) - GENOVA, 5 LUG - Gli impiegati aderenti al sindacato autonomo RdB del pubblico impiego hanno accolto con fischi il viceministro dell'Economia Vincenzo Visco in visita a Genova. «No al taglio delle pensioni», «Pagare meno, pagare tutti», questi i due slogan principali della protesta. «Siamo preoccupati per la ventilata riforma delle pensioni - ha detto Pietro Andriani, rappresentante delle RdB - inoltre non ci sono state delle reali misure per contrastare l'evasione fiscale. Il rischio concreto è che alla fine paghino solo pensionati e lavoratori dipendenti». Il presidio di protesta all'esterno dell'Agenzia delle Entrate di Genova, cui hanno partecipato circa 30 persone, ha contestato anche la riforma del Tfr ed espresso timore sul futuro dell'Agenzia delle Entrate. «Il Tfr, a seguito della recente riforma, rende sicuramente meno rispetto al passato - spiega Andriani - temiamo poi che si vada verso la privatizzazione di alcuni settori dell'Agenzia delle Entrate, sarebbe un fatto estremamente grave».


5 luglio 2007 - Asca

FISCO: VISCO, MANO TESA A IMPRESE E LAVORO AUTONOMO,P.A. PIU' EFFICIENTE

(ASCA) - Genova, 5 lug - Il viceministro dell'Economia Vincenzo Visco apre un fronte di trattativa con i lavoratori autonomi raccoglie i suggerimenti del leader degli industriali Luca di Montezemolo per una riduzione delle aliquote per le imprese, si offre di semplificare la vita fiscale a una moltitudine di microcontribuenti e sul lato dei risparmi chiede alla pubblica amministrazione un salto di efficienza che puo' valere due punti di Pil. Intervenendo a Genova al convegno della Direzione regionale delle Entrate sui dieci anni degli Uffici Unici, Visco ha indicato le linee del suo dicastero per i prossimi mesi. Una sorta di fase due. C'e' spazio per una riduzione delle tasse ha detto a margine del convegno, ma nel suo intervento, il viceministro, non fa accenno alle aliquote Irpef. Ha invece indicato alcune aree di intervento su cui si possono aprire nuovi spiragli. La battaglia all'evasione comunque continuera': ''abbiamo raggiunto in sei mesi gli obiettivi che ci eravamo prefissi in due, tre anni'' ha detto, '' perche' abbiamo dato un segnale preciso di cambio di indirizzo''. ''Abbiamo trovato un apparato fermo - ha aggiunto riferendosi alla passata legislatura - : fermo - ha ripetuto -, 5 anni a far condoni: ora dobbiamo rimetterlo in moto''. Sugli studi di settore non ha ventilato possibili cambiamenti: ''Se in attivita' perfettamente omogenee c'e' chi dichiara 40.500 euro e chi 10.500, il problema esiste e dobbiamo superarlo''. Quanto alle possibilita' di cambiare registro nella politica fiscale il ministro ha premesso che ''finche' ci sara' questo disavanzo, non si puo' usare lo strumento delle aliquote''. Tuttavia qualcosa si puo' fare. A cominciare da un rapporto meno vessatorio con il cittadino contribuente: ''non e' detto che ogni persona fermata per strada per un controllo sia un criminale'' ha detto con un esempio: ''il contribuente e' un cliente, e il cliente ha sempre ragione quando paga le tasse''. Agli autonomi Visco manda un messaggio di pace, o almeno di tregua, assicurando che non ha pregiudizi contro la categoria, anzi: ''bisogna riconoscere che l'attivita' di chi ogni giorno deve guadagnarsi lo stipendio e' piu' stressante rispetto a quella del dipendente: ''Sono pronto a riconoscere una quota di riduzione di imposizione fiscale per il rischio che il lavoratore autonomo si assume facendo questo tipo di attivita'''.E ha ricordato che non ci sono contrapposizioni ideologiche con il lavoro dipendente nelle cui fila si trova chi fa un secondo lavoro senza pagare le tasse, o che ''sogna di andare in pensione per poter fare un altro lavoro in nero''. Sul fronte delle imprese ha sottolineato di voler prendere ''sul serio la proposta di Montezemolo di rinunciare a una parte delle agevolazioni fiscali in cambio di una riduzione dell'aliquota. A parita' di gettito, questo si puo' fare''. In modo diretto in sostanza Visco chiede sacrifici a una parte sola, alla pubblica amministrazione. Recuperi di efficienza sono possibili nella misura del 10 per cento. ''E se si considera che il Pil della pubblica amministrazione vale il 20 per cento del Prodotto interno lordo, questo vuol dire risparmiare due punti di Pil di spesa pubblica''. Come?Visco parla di ''riorganizzazione massiccia del modo di funzionare della pubblica amministrazione''. Poi i microcontribuenti: ''Abbiamo troppi contribuenti Iva o microimprese che dal punto di vista fiscale sono poco interessanti''. Sono necessarie quindi ''semplificazioni radicali per evitare che debbano ricorrere ogni anno a un consulente fiscale con una spesa dai tre ai 5mila euro. Un accenno infine alla tassazione sui capitali, che deve fare i conti con la competizione internazionale, quasi un'ammissione di impotenza: ''Se il Lussemburgo o la Svizzera offrono tassazioni migliori, e' difficile non tenerne conto''. C'e' il rischio che il capitale passi le frontiere, a differenza di quanto possono fare i lavoratori. Al suo arrivo nella sede della direzione ligure dell'agenzia delle Entrate il viceministro e' stato contestato da una cinquantina di dipendenti pubblici aderenti alle Rdb che hanno innalzato cartelli con le scritte ''pagare meno , pagare tutti'' e ''Non tagliare le pensioni, recuperare le evasioni''.


5 luglio 2007 - Apcom

AGENZIA ENTRATE/ PROTESTA RDB-CUB, QUALCHE FISCHIO A VISCO
Contro Coverno che sbandiera lotta evasione e chiude uffici

Genova, 5 lug. (Apcom) - Un presidio di protesta dei lavoratori dell'agenzia delle entrate davanti agli uffici finanziari di via Fiume è stato organizzato dalla RdB-Cub Pi Agenzie fiscali Liguria, contro il Governo e l'amministrazione che "da una parte sbandierano la lotta all'evasione e dall'altra chiudono sedi di uffici". Al suo arrivo il viceministro all'Economia, Vincenzo Visco, è stato fischiato da una cinquantina di dipendenti pubblici che invitano il Governo "ad aprire un tavolo di confronto ampio e approfondito sulla 'materia fisco'.


4 luglio 2007 - Primocanale

DOMANI VISCO A GENOVA, PREVISTA PROTESTA

Il viceministro Visco Sarà a Genova domani per celebrare i 10 anni dall'attivazione dei primi Uffici Unici delle Entrate. I lavoratori dell'Agenzia genovese hanno annunciato che organizzeranno un presidio di protesta. La manifestazione è organizzata dalla RdB Cub Pi Agenzie fiscali Liguria. "Il governo e la 'nostra' amministrazione -spiegano- mentre da una parte sbandierano la lotta all'evasione, dall'altra chiudono sedi di uffici e delocalizzano le attività".


4 luglio 2007 - Liguria notizie

PREVISTA UNA PROTESTA DEI LAVORATORI DELL' AGENZIA DELLE ENTRATE DI GENOVA IN OCCASIONE DELL' ARRIVO DI VISCO

GENOVA. 4 LUG. In occasione della visita del viceministro Vincenzo Visco a Genova, organizzata per celebrare i dieci anni dall'attivazione dei primi Uffici Unici delle Entrate, i lavoratori dell'Agenzia delle Entrate genovese effettueranno una protesta organizzata dalla RdB Cub Pi Agenzie fiscali Liguria. I lavoratori dell'Agenzia dell'Entrate vogliono maggiore investimento sul personale "Per avere un'Agenzia fiscale pubblica, efficiente e funzionante".




Assemblea metalmeccanici USB

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