Nella giornata di giovedì 12, nel porto di Piombino, una nave del Ministero della Difesa ha scaricato una enorme quantità di materiale bellico, decine di mezzi militari e container contenenti, probabilmente, esplosivo.
Oltre il danno del rigassificatore, Piombino è stata trasformata in un vero e proprio HUB del traffico di armi. Questa volta sono stati coinvolti dei lavoratori della acciaieria JSW e della Piombino Logistics, dato che una parte del materiale bellico è stata trasportata all’interno dello stabilimento siderurgico e caricata su rotaia su un treno merci che sembra destinato ad arrivare alla stazione di Palmanova in Friuli Venezia Giulia per poi essere imbarcata dal porto di Monfalcone.
USB, non appena ricevuta notizia e in tempi strettissimi, ha proceduto a proclamare lo sciopero specifico per il carico, scarico e trasporto di armamenti per tutti i lavoratori coinvolti della JSW e per i macchinisti di Mercitialia (società cargo del Gruppo FSI) per permettere ai lavoratori di potersi rifiutarei di movimentare il carico di morte. Perché per noi è inaccettabile che si decida di militarizzare porti, fabbriche e la stessa rete ferroviaria italiana per alimentare le politiche di riarmo e di guerra del nostro paese.
Con le federazioni di Livorno e di Pisa e altri militanti dei movimenti abbiamo organizzato un presidio di protesa presso la stazione di Livorno Calambrone per esprimere la nostra contrarietà all’ennesimo carico di morte che transita nel nostro territorio, tnato che il treno ha accumulato un fortissimo ritardo ed è stato deviato in altri percorsi secondari per evitare i presidi.
Nonostante questo tentativo, alla stazione di Pisa movimenti contro la guerra, attivisti e lavoratori hanno bloccato il treno per oltre 4 ore e poi è stato fatto tornare indietro.
Al momento, il treno risulta aver accumulato quasii 8 ore di ritardo e di essere arrivato nei pressi di Palmanova, tra l’altro con il problema di trovarsi in pieno giorno.
Noi continueremo a monitorare la situazione ma è chiaro che dopo quanto fatto negli aeroporti e soprattutto nei porti, finalmente lavoratori e movimenti hanno messo in atto la prima grande azione di disturbo del traffico di armi anche sulle nostre ferrovie.
Bisogna opporsi al riarmo e alla guerra; non saranno i lavoratori e le lavoratrici a pagare il prezzo!
Il piano di riarmo da 800 mld € e il piano di militarizzazione dei porti e delle infrastrutture strategiche da 100 mld €, entrambi lanciati dalla Commissione UE, ci conducono alla guerra, all’impoverimento dei nostri salari e alla perdita di servizi pubblici.
In 8 giorni di aggressione da parte di Israele e degli USA l’unica cosa che vediamo è il rincaro immediato dei prezzi di carburanti, energia e beni di prima necessità, cosa che sta riportando al centro una questione riguardante direttamente l’economia reale e la tenuta sociale del Paese.
Abbiamo già pagato di tasca nostra l’impennata inflattiva della guerra in Ucraina, con un potere d’acquisto dei nostri salari diminuito dell’8/10%; non possiamo permetterci un’altra fase di aumento dei prezzi che rischia di diminuire ulteriormente il potere d’acquisto dei lavoratori e di colpire duramente il sistema produttivo. Tutto questo mentre l’apparato produttivo è già attraversato da crisi industriali, ristrutturazioni e processi di dismissione che stanno colpendo interi settori strategici.
Fermare i transiti di morte e scioperare contro le armi significa lottare per la pace e per le proprie condizioni di lavoro!
Blocchiamo la guerra, blocchiamo le armi!
La Manifestazione Nazionale per il No Sociale, prevista a Roma Sabato 14 dalle ore 14:00 a Piazza della Repubblica, sarò un passaggio fondamentale anche per opporsi alle politiche di riarmo di questo Governo che ci trascina in guerra.
Unione Sindacale di Base