12 novembre 2019, ultimo aggiornamento alle 07:42
Insieme siamo imbattibili.

Smantellamento MEF: la domandina.

Roma, 08/07/2007 09:52

In una situazione già confusa di suo, rispetto al destino delle sedi provinciali del Ministero dell'Economia e delle Finanze, si è calato lo scoop di un sindacato confederale che ha dato pubblicità ad una nota dell'amministrazione del 5 giugno 2007 (n.44689) nella quale sono elencate le sedi che dovrebbero essere soppresse o accorpate, in base a quanto previsto dalla legge finanziaria e dal regolamento di organizzazione approvato lo scorso 15 giugno 2007 dal Consiglio dei Ministri n.55.

Più precisamente, con la nota in questione, l'amministrazione chiede al Dipartimento della Funzione Pubblica di attivare le apposite procedure di consultazione con le altre amministrazioni pubbliche riceventi, in relazione ad un quadro ipotetico di sedi oggetto di "processo di razionalizzazione" del MEF.

Come è noto, l'iter procedurale dello schema di regolamento di organizzazione del MEF, non è ancora concluso.

Infatti, mancano alcuni passaggi significativi, quali le contrattazioni con le OO.SS. relative alla definizione dei criteri di mobilità, il parere del Consiglio di Stato e le necessarie discussioni nelle diverse commissioni di competenza, alla Camera e al Senato.

Nulla di nuovo, quindi, nessuna certezza ulteriore sul destino delle sedi territoriali del Ministero dell'Economia e delle Finanze.

In questo quadro, quindi, confuso e, certamente preoccupante, l'invito di chi ha fatto questo scoop ad attivare richieste di mobilità volontaria, in base al decreto legislativo 165, verso le Agenzie delle Entrate, è fuorviante e, persino, un pò maldestro.

L'aver provocato ulteriore confusione e infondate aspettative in migliaia di lavoratori investiti dal processo di destrutturazione del nostro dicastero, depotenzia la possibilità di ostacolare il processo di smantellamento e svilisce la capacità di opposizione dei lavoratori.

Infatti, risulta imbarazzante che proprio questa sigla sindacale da un lato, invita e illude i lavoratori a presentare le domande di mobilità alle Agenzie delle Entrate e, dall'altra, con Governo e Tommaso Padoa Schioppa, ha condiviso la Legge Finanziaria 2007 che smantella il MEF (dopo aver intascato l'accordo sul furto del TFR dei lavoratori) ed ha concertato il Memorandum sul Pubblico Impiego che devasta la pubblica amministrazione attraverso una "riforma" che colpisce la sua funzione sociale per sostituirla con un modello subordinato alle esigenze delle imprese e alle scelte politiche della compagine governativa, non più garante di uno stato solidale ma affidato al mercato e al profitto.

Per concludere, tanto per gradire, la firma con Governo e Tommaso Padoa Schioppa, della vergognosa intesa sullo stanziamento delle risorse economiche per il rinnovo del contratto, l'accordo sulla triennalizzazione del CCNL senza alcuna clausola di salvaguardia salariale, l'introduzione nel prossimo contratto di un nuovo modello di ordinamento professionale che legalizza il mansionismo e la flessibilità d'aria a parità di retribuzione ed è in procinto (anzi, scalpita!) nel dare "il colpo di grazia" al sistema previdenziale pubblico (dopo aver siglato ad ottobre 2006 una preintesa sempre con Tommaso Padoa Schioppa) e a quello che rimane dello stato sociale.

Insomma, una vera e propria presa in giro, per non essere scurrili e maleducati.

Ribadiamo la nostra ferma contrarietà al processo di smantellamento della presenza del nostro ministero sul territorio e di quello di tutta la Pubblica Amministrazione.

Stigmatizziamo il tentativo di mercanteggiare sul futuro lavorativo di migliaia di dipendenti pubblici (sono in arrivo le elezioni RSU di novembre 2007) e sosteniamo, sempre e con forza, la tutela dei diritti dei lavoratori e la trasparenza nelle eventuali procedure di mobilità.

Occorre opporsi alla devastazione del MEF mediante la partecipazione alle iniziative di lotta e di mobilitazione, a partire dallo sciopero generale indetto dal sindacalismo di base per il prossimo 13 luglio 2007.

Nessuna "domandina" potrà salvaguardare i diritti dei lavoratori nè, tantomeno, la centralità del MEF nei servizi sociali erogati alla cittadinanza.

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