Si è svolta oggi la terza audizione della commissione Trasporti presso la Camera dei Deputati.
Come USB-Taxi, abbiamo colto questa occasione per contestare non solo l'approccio delle due proposte di legge che attaccano le fondamenta del nostro settore, ma anche come l’esigenza di rafforzare la nostra “visione del servizio”.
Abbiamo sottolineato le distorsioni e i punti critici dei due testi in discussione:
Proposta prima firma On. Caroppo (Forza Italia) più altri: mira ad ampliare il bacino dei territori NCC a livello regionale e ad abolire il Foglio di Servizio Elettronico. Si tratta, nei fatti, di un via libera agli NCC per operare come servizio di piazza, senza tariffe fisse e senza tracciabilità, a totale discapito degli obblighi che gravano sui taxi. La giustificazione di voler "tutelare i piccoli comuni" è un paradosso: la liberalizzazione territoriale spingerà i mezzi verso le zone più redditizie, lasciando proprio i piccoli centri privi di presidio.
Proposta prima firma On. Iaria (M5S) più altri: Prevede anch'essa l'ampliamento regionale del bacino, introducendo al contempo il tassametro fiscale e nuovi obblighi professionali e formativi per i tassisti.
La posizione di USB-Taxi è stata stop ai rinvii e nessun cedimento rispetto alla normativa vigente.
Nei due interventi abbiamo denunciando come queste proposte (insensate) siano in realtà l'ennesimo tentativo di congelare l'iter legislativo della L. 12/2019. Un impianto normativo che ha già imposto meccanismi per il NCC e che deve oggettivamente introdurre i limiti previsti per quelle attività, altrimenti salta tutto. Le distinzioni tra TAXI e NCC devono esser mantenute e ogni irregolarità eliminata. Non servono nuovi meccanismi (trucchi) per affermare di voler tutelare le arre a bassa domanda di mobilità: la Legge 21/92 e gli aggiornamenti intervenuti, permettono già di garantire i cittadini di quei territori, ad esempio tramite “accordi di bacino compartimentale” (Art. 2).
L'allargamento regionale appare anche come una sanatoria mascherata a vantaggio di chi ha operato e continua a farlo irregolarmente. Per di più con l’aggregazione da parte delle multinazionali di altri “vettori”, pescando in un bacino ancora più ampio e andando ad intaccare ulteriormente perfino la funzione complementare e integrativa del TPL non di linea. Questa non è la soluzione, ma viceversa l’aumento esponenziale del danno, per l’utenza e i lavoratori del settore.
Abbiamo anche affrontato il nodo fiscale: rispedendo ai mittenti l’attacco riguardo la nostra “trasparenza”.
Non potevamo tacere rispetto alla disparità di trattamento fiscale. È inaccettabile che si parli di "tassametro fiscale" per una categoria definita pienamente affidabile dall'Agenzia delle Entrate (ISA), che agisce con tariffe chiare decise da Enti locali e non con algoritmi o con tariffe lasciate al “mercato”, mentre si ignorano i bilanci delle multinazionali.
Consentendo non solo un attacco al diritto indifferenziato per tutti i cittadini alla mobilità, ma esportando enormi profitti, sottratti alla fiscalità nazionale, per far godere fondi d’investimento. Danneggiando così due volte i cittadini, che subiscono disservizi e i tagli che derivano da questi processi.
Non è un segreto che a fronte di fatturati enormi, queste società dichiarano utili irrisori (se non negativi), cedendo attraverso le loro “scatole cinesi” capitali in paradisi fiscali, che non sono più chissà dove nei Caraibi, ma nella civilissima Europa (vedi Olanda).
La politica dovrebbe occuparsi di recuperare risorse da queste "zone grigie" anziché vessare i lavoratori.
Prossimi passi.
I tempi contingentati non ci abbiano permesso di replicare a tante delle dichiarazioni pronunciate nelle precedenti audizioni, come ad esempio quelle dell'On. Pastorella (riguardo FreeNow), depositeremo comunque memorie scritte per confutare ogni tesi distorta presentata o che sarà esposta nelle prossime audizioni in commissione.
La nostra richiesta è stata chiara:
Ritiro delle due proposte di legge e nessuna modifica alla normativa.
Conclusione definitiva dell'iter legislativo in corso, con i tre decreti attuativi.
Non accetteremo manovre dilatorie di nessun tipo. Qualsiasi ritardo sarà considerato come un attacco diretto ai nostri diritti e come tale lo contrasteremo con tutte le forme di lotta possibili.
Non siamo disponibili a nessun passo indietro, l’iter normativo va completato in maniera adeguata e senza indugi.
Roma 27 gennaio 2026