Un recente articolo del “Financial Times” pone la questione della sostenibilità della spesa pensionistica pubblica nei paesi europei, argomentando come la curva di tale spesa apparirà, nel giro dei prossimi decenni, insostenibile [1]. Al di là delle argomentazioni, spesso contraddittorie, dell’articolo, la soluzione che pare emergere per il FT è quella di orientare i paesi, i governi, e i lavoratori, che godono di un sistema pensionistico pubblico, verso i fondi pensione integrativi che sono gestiti in buona sostanza dai grandi fondi finanziari americani, i cosiddetti “padroni del mondo”.
Non è un mistero che la ricchezza si stia sempre più concentrando in poche mani, una tendenza alla centralizzazione dei capitali che si esprime nei monopoli dei grandi fondi finanziari americani, i più consistenti, in termini economici, sono i cosiddetti big three (Blackrock, Vanguard Group, State Street Global). Questi fondi gestiscono patrimoni, nello specifico i primi dieci al mondo, che hanno registrato un attivo di 44 mila miliardi di dollari nel 2022, i menzionati Black Rock e Vanguard ne gestiscono la metà, in sostanza, due fondi gestiscono un giro economico pari a circa 1/5 del PIL mondiale [2]. I primi dieci fondi del mondo partecipano, inoltre, tra il 30 % e il 40 % delle prime 500 società mondiali, denotano la tendenza alla formazione di un’oligarchia finanziaria che domina l’economia “reale” euro-atlantica. Per effettuare un paragone, con la finanza europea, essa gestisce patrimoni che a confronto appaiono fortemente sottodimensionati, le prime 10 società europee di risparmio gestito hanno attivi che sfiorano “soltanto” i 13 mila miliardi (e sono partecipate spesso e volentieri dai fondi americani), con solo cinque fondi che gestiscono cadauno circa mille miliardi (con la sola Amundi che gestisce in solitaria più di duemila miliardi).
In Italia le pensioni pubbliche sono gestite dall’INPS che chiude il bilancio 2025 con un attivo di 7,5 miliardi, risorse che sono fortemente soggette agli appetiti dei grandi fondi speculativi, delle banche e delle assicurazioni (a loro volta partecipate dai grandi fondi). Negli ultimi decenni la legislazione italiana ha favorito con l'avallo di CGIL, CISL e UIL il traghettamento progressivo di quote consistenti di salario diretto e indiretto nei fondi, in primis tramite i rinnovi dei CCNL che prevedono lo scambio tra aumenti retributivi reali e welfare aziendale che avalla i fondi integrativi pensionistici privati, la sanità privata e le polizze assicurative gestite sempre dai grandi fondi americani.
Nell’ultima legge di bilancio vediamo un imponente vantaggio fiscale al meccanismo delle pensioni private, tramite l’aumento della deducibilità annua del contributo versato ai fondi pensione. E ancora più incisivo e pericoloso l’obbligo del TFR nei fondi pensione privati per i neoassunti dal primo luglio 2026, e il silenzio-assenso come formula per negare tale trasferimento, una destinazione che USB denuncia con forza come meccanismo di appropriazione e finanziarizzazione del salario differito.
Nei primi nove mesi del 2025 i fondi pensione italiani hanno raccolto contributi per 11,7 miliardi di euro, (Relazione Covip settembre 2025), risorse che rappresentano l'architrave di una deriva finanziaria, borsistica e speculativa che ha prosciugato l'economia reale negli ultimi decenni. Sostenere la previdenza complementare significa consegnare le tutele sociali alla speculazione e ai grandi colossi bancari, alle assicurazioni trasformando il futuro dei lavoratori e delle lavoratrici in una scommessa d'azzardo sui mercati azionari.
ESECUTIVO NAZIONALE FDS
[1] https://www.ft.com/content/9c3c1ec8-9ccf-46bb-977d-e877dcf564e6
[2] Cfr. A. Volpi, I padroni del mondo. Come i fondi finanziari stanno distruggendo il mercato e la democrazia, Laterza, Roma-Bari, 2024; Id., La guerra della finanza. Trump e la fine del capitalismo globale, Laterza, Roma-Bari, 2025; Indice S&P 500: https://www.britannica.com/money/economic-indicator.