A due anni dal voto Regionale, è possibile fare un bilancio sulle politiche fin qui portate avanti dalla Giunta Rocca sulla questione abitativa. Distinguiamo principalmente fra politiche generali sulla casa e politiche sulle Ater, in particolare sull’Ater del Comune di Roma, maggiore detentrice di immobili di ERP a Roma nonché in grado di influenzare la situazione abitativa cittadina, di per sé molto complessa e grave.
Sul primo punto saremo abbastanza rapidi in quanto non ci risulta alcun intervento in merito a politiche abitative generali ad oggi: nessun reperimento di immobili (gli immobili in assegnazione a Tor Vergata sono stati cantierizzati e in parte eseguiti dalla precedente Giunta), nessun aiuto alle famiglie in affitto (in linea con il Governo Meloni), nessun intervento sui piani di Zona, nonostante le diverse sollecitazioni. Persino nella ordinaria amministrazione c’è una carenza di produzione di atti. Per fare un esempio ad oggi non ci risulta pubblico l’aggiornamento reddituale biennale per il reddito di accesso e permanenza nell’assegnazione dell’edilizia sovvenzionata.
Passiamo alla quesitone più spinosa, l’Ater di Roma. La politica di sgomberi perseguita dall’Ente ci sembra avere un indirizzo politico abbastanza chiaro, è stata rivendicata dal Presidente del Consiglio in persona circa all’inizio del suo incarico. La moderazione delle esecuzioni del 2025 è dovuta all’avvento dell’anno giubilare ma per il 2026 le previsioni non sono rosee. L’Ater di Roma starebbe chiedendo il supporto dei VVUU di Roma Capitale per l’esecuzione dei primi 400 provvedimenti di rilascio degli alloggi. Del resto durante l’ultimo incontro avuto con i vertici aziendali questo sindacato ha potuto ascoltare direttamente dalla voce del Direttore Generale la rivendicazione dei meccanismi di sfratto contenuti del Decreto Sicurezza, che ad oggi però non interessano l’Ater ma le violazioni di domicilio delle prime case private, mentre la stragrande maggioranza delle occupazioni sul patrimonio dell’Ater a Roma è in case lasciate vuote e non assegnate, spesso anche per anni. Secondo noi è proprio questa tendenza a lasciare vuoti gli alloggi e non assegnarli, a prescindere dalle motivazioni addotte di volta in volta, la principale causa delle occupazioni in una città in cui il rapporto assegnazioni-nuclei in attesa è di 1 a 100. Che azioni ha intrapreso fin qui la Regione Lazio per invertire la tendenza? Ognuno è libero di cercare risposte a questa domanda che lasciamo volutamente aperta, non prima di fornire però l’ultima stima di alloggi vuoti dell’ente che ci è stata riferita da una fonte affidabile: arrivano quasi a 1000!
Distorcono l’uso sociale del patrimonio E.r.p. destinandolo illegalmente ad Housing sociale (non esiste una norma di legge che definisca l’housing sociale), vendendolo all’asta. Anche la motivazione della mancata ristrutturazione delle case non ci sembra più un alibi di fronte a questi numeri.
A proposito di ristrutturazioni, il patrimonio regionale versa in uno stato molto delicato e come sindacato ogni giorno inviamo decine di richieste di intervento tecnico-manutentivo che riguardano gli alloggi e gli spazi comuni. Sappiamo che c’è stato un recente trasferimento di fondi dalla Regione all’Ater, al netto dei 3 milioni (veramente pochi) per l’acquisto di nuovi alloggi per il triennio 2025/2027. Per tutta la Regione Lazio e per tutte le tematiche abitative Il Ministero guidato da Salvini aveva messo 44 milioni sul tavolo nel 2024. A quei soldi la Regione Lazio aggiunse altri 10 milioni. Ulteriori 17 (non solo per Roma) sono stati stanziati a ottobre dello scorso anno per efficientamento energetico. Sono numeri striminziti e insufficienti che sfigurano se messi a confronto degli stanziamenti di Roma Capitale, ma soprattutto non aiutano gli inquilini che vivono nelle case popolari, cui spesso vengono scaricate responsabilità che appartengono sicuramente ai vertici politici e aziendali.
L’ultimo e finora unico guizzo dell’Assessore Ciacciarelli è stato l’annuncio dell’acquisto (finalmente) delle case Enasarco a Casal Bruciato, anche se ad oggi non sappiamo se l’affare è chiuso e soprattutto non si conoscono i dettagli dell’operazione.
Ad oggi le politiche espansive in materia abitativa della Regione Lazio sono state dunque a nostro avviso carenti. Alcune tendenze dell’ente gestore hanno, sempre secondo noi, rafforzato l’emergenza invece di diminuirla. Soprattutto ci sembra che il numero di case vuote e sfitte sia non solo intollerabile, ma anche una incentivazione a quei fenomeni di racket, sicuramente esistenti, spesso addossati unicamente a quella parte di popolazione che si ritrova ad occupare un alloggio per mancanza di risposte da parte delle istituzioni.
Di contro la rappresentazione che ci viene data di sé dall’Azienda è sempre di assolvimento dei propri compiti e di scarico delle proprie responsabilità su altri attori, tra cui a volte fra le righe sembra esserci la Regione stessa per la quantità di fondi stanziati. Unica nota positiva è la battaglia, secondo noi giusta, per farsi riconoscere in sede giudiziale l’esonero dal pagamento dell’Imu.
Asia-Usb Roma