18 maggio 2022, ultimo aggiornamento alle 10:51
Insieme siamo imbattibili.

Roma, la città vissuta si mobilita: fermare sfratti, sgomberi e pignoramenti

Roma, 24/01/2022 12:49

Appuntamento sabato 29 gennaio ore 15 a piazza Vittorio.

L’assemblea che si è svolta nello stabile occupato di Valle Ri-Fiorita, minacciato di sgombero dalle sentenze emesse per soddisfare le pretese risarcitorie della proprietà, ci ha restituito la partecipazione convinta e composita di diverse realtà cittadine e a frammenti istituzionali di Comune, Città Metropolitana e Regione.

Ogni intervento ha sottolineato la necessità di un cambio di passo nelle politiche alloggiative pubbliche e nella gestione della città.

In primis è stata respinta al mittente ogni forma di ricatto dell'uso della forza pubblica, dei dispositivi di sorveglianza e punizione per cancellare le vertenze che non si riesce (o non si vuole?) risolvere con la forza delle soluzioni. Una presa di posizione importante, considerate le questioni che questa settimana saranno oggetto di confronto nel Tavolo Provinciale Ordine e Sicurezza in Prefettura.

Si sono poi avvicendate diverse sfumature e riflessioni che condividevano l'urgenza di superare l'idea fatalista che la città si possa gestire solo in emergenza, o affrontando le questioni sociali e urbanistiche come uno spezzatino, anziché avviando interventi strutturali finanziati con le risorse necessarie. L’affermazione più forte rappresentata è dunque che non è pensabile affrontare le diverse situazioni senza legarle ad un filo conduttore, un filo che ci porta a parlare di Roma e di come la immaginiamo, e dell'opposizione a ciò che si staglia all'orizzonte. Ancora una volta, l'idea di una città vetrina, attrattiva per residenti abbienti, 'cool' e i potenziali investitori, come sciorinato da Zingaretti a Dubai; una vetrina costruita peraltro a immagine di grandi eventi come Giubileo ed Expo che, nella nostra e in altre città, hanno lasciato solo macerie, gentrificazione e cattedrali nel deserto che hanno fatto da apripista all'assalto della speculazione di fondi e grandi proprietari, come dimostrano sia le vicende abitative che le pressioni sugli spazi sociali a cui stiamo assistendo in queste settimane.

A partire dall'ascolto attento dell'assemblea, abbiamo colto l'urgenza condivisa di produrre la pressione necessaria affinché l’agenda delle priorità sia dettata dalle politiche, e non dalle pressioni di magistratura, prefettura e procura. Questa città non si merita di subire nuove emergenze create dalla catastrofe di sfratti, sgomberi e interventi forzosi di varia natura: c'è bisogno di valorizzare (e non monetizzare!) le esperienze sociali e culturali esistenti, di produrre un piano casa straordinario, di garantire salute e accoglienza, di favorire il diritto allo studio, di non consumare suolo e usare ciò che è costruito rigenerandolo. Fare questo dentro una sindemia che ha fiaccato democrazia e corpi sociali, che ha seminato confusione e paure, sulle quali si è impostata una forma di governo e di controllo inedita ed escludente, è oltremodo importante. A partire da questa bozza di appello, da arricchire e rafforzare, proponiamo di costruire un primo momento di mobilitazione comune che rimetta al centro la città e i percorsi che la innervano. Una manifestazione che raggiunga la Prefettura e che sappia porre sul piatto del Governo, rappresentato in questa città da Piantedosi, la questione Roma.

L’urgenza di questa iniziativa, che proponiamo per la fine di gennaio, è dettata certamente dal timer degli sfratti e degli sgomberi che incombono minacciosi, ma anche dalla necessità, che ci è sembrato di cogliere in giro, di dare visibilità ad una rabbia malcelata e ad una voglia di manifestare pubblicamente un dissenso troppo contenuto, anche a causa delle “misure” di distanziamento sociale utilizzate anche per dissuadere in qualche modo l’organizzazione di cortei o iniziative simili. Con la mutua e solidale cura che da sempre contraddistingue i nostri percorsi e le nostre pratiche quotidiane, rivendichiamo il nostro diritto a pretendere le risorse e gli spazi necessari per garantire il benessere complessivo delle nostre comunità, rifiutando l'idea che il controllo sociale possa essere un dispositivo di tutela della nostra salute (che di sicuro non si pratica mettendo le persone in mezzo alla strada o dissipando le esperienze degli spazi collettivi, né tantomeno attraverso le misure di contrasto alle varie varianti Covid viste fin qui). Esortiamo dunque a superare le timidezze per costruire insieme un percorso che sia capace di offrire spazi agibili a chi sente la necessità di rimettere la città vissuta e la politica al centro dell'agenda, dentro e contro la sindemia della disuguaglianza.

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