Al Presidente della Regione Campania, Dott. Roberto Fico,
La nostra organizzazione sindacale ha ascoltato con molto interesse le Sue parole, espresse in campagna elettorale, circa l’intenzione di avviare in Campania un progetto di reddito minimo regionale in caso di vittoria alle elezioni. Le scriviamo quindi per aprire un confronto reale e costruttivo sulle politiche occupazionali della Regione Campania e per attirare la Sua attenzione sulle attuali criticità dei servizi pubblici per l’impiego. Senza un reale rafforzamento dei Centri per l’Impiego, in termini di risorse umane e di strutture, e senza un cambiamento radicale nella definizione delle politiche occupazionali a livello regionale, la Campania rischia infatti di restare ancora a lungo tra le regioni dell’Unione Europea con il più alto tasso di disoccupazione.
Riteniamo, alla luce dei dati forniti da Eurostat, riferiti all’anno 2024 e diffusi a fine 2025, che collocano la Campania tra le regioni europee con il più alto tasso di rischio di povertà o esclusione sociale, che il tema dell’occupazione e degli strumenti di sostegno al reddito sia centrale.
Inoltre, secondo il “Report Equality Index” pubblicato ogni anno dall’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere (EIGE), l’Italia, per quanto riguarda il tasso di occupazione femminile, è sempre all’ultimo posto e la Campania è purtroppo una delle regioni dove il fenomeno della disoccupazione, della precarietà e delle discriminazioni femminili nel mondo del lavoro è ancora troppo diffuso. Consideriamo che anche su questo tema la nuova Giunta debba dare un segnale forte con decisioni politiche che possano finalmente invertire la rotta e favorire la parità di genere.
A ciò si aggiunge il dato diffuso a fine dicembre 2025 dall’INPS, secondo cui la spesa complessiva per l’Assegno di inclusione nel solo territorio napoletano ha superato quella delle regioni del Nord, non solo a causa dell’alto numero di percettori ma, soprattutto, per le difficoltà socioeconomiche dei nuclei beneficiari.
Già all’inizio del 2025, come Unione Sindacale di Base, denunciavamo le criticità e le incongruenze delle nuove misure ADI e SFL introdotte dal Governo Meloni, che hanno posto fine all’esperienza del Reddito di Cittadinanza, causando un ulteriore impoverimento di ampie fasce della popolazione campana.
In particolare, evidenziavamo i rischi connessi alla misura denominata Supporto per la Formazione e il Lavoro, fruibile per un massimo di dodici mensilità, destinata ai soggetti ritenuti “occupabili”, nella fascia di età compresa tra i 18 e i 59 anni, non disabili e senza over 60 o figli minorenni a carico.
Ad oggi, molti di coloro che hanno perso il Reddito di Cittadinanza e concluso il periodo di fruizione del Supporto per la Formazione e il Lavoro, soprattutto in Campania, si trovano privi sia di strumenti di sostegno al reddito sia di un’occupazione stabile e garantita.
Spia di questo malessere diffuso sono i lavoratori dei Centri per l’Impiego – di diretta competenza regionale – e gli assistenti sociali dei Comuni che, quotidianamente, sono a contatto con i percettori di ADI e SFL e con la stragrande maggioranza dei disoccupati che si rivolgono agli uffici regionali e comunali.
I lavoratori dei Centri per l’Impiego, pur operando in condizioni di sottorganico e con stipendi bassi — l’ultimo rinnovo del CCNL Enti Locali ha previsto un aumento di appena il 6%, a fronte di un’inflazione quasi triplicata negli ultimi anni — non hanno mai fatto mancare la propria professionalità, nonostante la scarsa valorizzazione del loro lavoro anche da parte della dirigenza regionale e nonostante siano spesso destinatari di episodi di rabbia e disagio espressi dall’utenza.
Per citare solo alcuni dati significativi, basti pensare che nel territorio del Comune di Napoli attualmente ci sono solo tre Centri per l’Impiego e che, secondo l’osservatorio dell’INPS su ADI e SFL, a dicembre 2025 ci sono stati 279.000 beneficiari di Assegno di inclusione e, nel 2025, in Campania più di 48.000 beneficiari della misura Supporto Formazione e Lavoro.
A ciò si aggiunge una situazione infrastrutturale fortemente critica che interessa la maggioranza delle sedi dei Centri per l’Impiego. Il piano di interventi previsto nell’ambito del Piano di rafforzamento dei CPI per l’adeguamento delle sedi è partito in ritardo e rischia, alla luce delle scadenze ravvicinate, di non essere completato nei tempi previsti, con un importante spreco di risorse pubbliche utilizzate solo in parte.
Il Piano di Potenziamento dei CPI, integrato dalla Missione 5 dedicata del PNRR, prevederebbe, ad esempio, tra sportelli primari (CPI) e secondari (sportelli di prossimità), almeno 10 centri aperti al pubblico operativi solo nella città di Napoli
Invece molte strutture risultano chiuse da anni, con conseguenti disservizi per l’utenza e disagi per i lavoratori; in altre sedi i lavori non sono ancora iniziati, mentre in alcune procedono con estrema lentezza. Si contano, ad oggi, pochissime inaugurazioni di nuove sedi o di sedi ristrutturate a fronte di circa 50 sedi presenti sull’intero territorio regionale.
Non possiamo inoltre non segnalarLe un preoccupante trend che vede il continuo finanziamento del settore privato della formazione e delle politiche attive a discapito del settore pubblico.
Dall’introduzione del programma GOL sono infatti proliferati sul territorio campano numerosi enti di formazione che, salvo poche e apprezzabili eccezioni, sono sembrati più interessati a intercettare e incassare le risorse stanziate dalle politiche attive nazionali ed europee che a garantire una formazione realmente efficace e utile all’inserimento lavorativo degli utenti. Sarebbe opportuno attuare una selezione di merito più rigorosa sui profili di destinazione di tale formazione, con meccanismi premianti in caso di esiti occupazionali al termine dei percorsi.
Vengono purtroppo ignorate altre leve incentivanti occupazionali, come la “dote individuale condivisa”, un meccanismo che premierebbe il sistema pubblico e le imprese più responsabili, oppure il rafforzamento dello strumento dei Tirocini di Orientamento e Formazione attraverso la revisione del Regolamento Regionale n. 4/2018, favorendone da un lato una maggiore tutela e dall’altro una maggiore capacità diretta di promozione e incentivazione.
Stiamo inoltre rilevando da mesi una crescente lentezza e burocratizzazione dei processi amministrativi regionali, forse connessa alla recente riorganizzazione degli uffici della Giunta regionale, che ha interessato anche i CPI. Tale situazione sta creando notevoli difficoltà nell’erogazione dei servizi pubblici.
Le citiamo, come caso esemplare, la questione dei tirocini extracurriculari che, sottoposti a nuovi passaggi formali e a un conseguente aggravamento del procedimento amministrativo, stanno causando notevoli ritardi e stanno spingendo di fatto le aziende e gli enti del terzo settore a rivolgersi, a pagamento, agli attori privati del mercato del lavoro.
Questa scelta di verticalizzazione, centralizzazione e burocratizzazione dei processi, oltre a compromettere buone pratiche di decentramento amministrativo e di prossimità dei servizi all’utenza, rischia di favorire il settore privato a scapito del pubblico, con una deriva non perfettamente trasparente e che rischia di svilire sempre di più l’efficienza e l’efficacia del Servizio Pubblico.
Come USB abbiamo già denunciato queste criticità, mettendo in guardia dal rischio che si possa determinare un ulteriore indebolimento del servizio pubblico a vantaggio degli operatori privati dei servizi per il lavoro (nota PROT. 416/25 P.I., oggetto: “Segnalazione disfunzioni nei flussi autorizzativi e nelle procedure di semplificazione”).
Infine, non possiamo non evidenziarLe i problemi quotidiani, ormai divenuti insostenibili, legati al malfunzionamento delle piattaforme informatiche, che ostacolano la regolare erogazione dei servizi e aggravano una situazione già fortemente critica. A tal proposito servirebbe una vera strategia di “rafforzamento delle reti” e quindi di investimenti idonei a tale scopo.
In conclusione, riteniamo che qualsiasi proposta volta al rilancio e alla tutela dell’occupazione in Campania, nonché all’introduzione di nuove forme di sostegno al reddito — anche di carattere regionale — debba necessariamente partire dalla risoluzione di una serie di problematiche non più procrastinabili, nell’interesse della cittadinanza campana, dei lavoratori coinvolti e del buon funzionamento dei servizi pubblici regionali.
Certi della Sua sensibilità rispetto alle tematiche sinteticamente esposte, Le chiediamo un incontro e Le segnaliamo alcuni punti da affrontare con urgenza e in maniera strutturale:
• L’introduzione di un reddito minimo regionale deve essere preceduta da un’attenta analisi dello stato dei servizi per l’impiego in Regione Campania;
• Il completamento delle assunzioni previste dal Piano di potenziamento dei CPI con l’organizzazione rapida di un nuovo concorso;
• L’istituzione di una cabina di regia che coordini in modo trasparente la realizzazione dell’intero piano di adeguamento delle sedi dei CPI;
• L’aggiornamento e la rifunzionalizzazione delle piattaforme informatiche regionali in dotazione agli operatori dei CPI, a seguito della creazione di un gruppo di lavoro regionale a cui siano associati gli operatori dei CPI per evidenziare criticità e miglioramenti concreti;
• Il ripristino di corrette e democratiche relazioni sindacali con tutte le Organizzazioni Sindacali presenti nella Giunta regionale e, in generale, procedure più trasparenti e uniformi nella gestione del personale, a partire dalla contrattazione decentrata;
• L’apertura di un canale diretto di comunicazione e confronto tra la Direzione Regionale Lavoro e Formazione, i responsabili dei CPI e i lavoratori stessi, con la creazione, ad esempio, di gruppi di lavoro tematici che possano contribuire al miglioramento del servizio pubblico offerto;
• Una maggiore promozione e il rafforzamento del ruolo degli Sportelli Donna nei CPI di tutta la regione ai sensi della Legge regionale n. 17 del 26 ottobre 2021, instaurando una collaborazione strutturata con l’Ufficio della Consigliera di Parità al fine di promuovere la parità di genere e di contrastare le discriminazioni nel mercato del lavoro;
• Una reale valorizzazione del Servizio Pubblico e del suo ruolo, anche attraverso la conclusione di protocolli d’intesa operativi con altri enti pubblici, come ad esempio quello con il Ministero della Giustizia (bloccato alla firma senza alcuna spiegazione da due anni) per favorire il reinserimento socio-lavorativo di detenuti e persone sottoposte a misure di restrizione della libertà, o con l’Ispettorato del lavoro, prendendo esempio da altre regioni, per fare realmente dei CPI degli attori imprescindibili nella lotta al lavoro nero.
La condizione sociale e occupazionale della Campania richiede scelte coraggiose e una chiara volontà di rafforzare il servizio pubblico. Da parte nostra vi è piena disponibilità al confronto, ma anche la determinazione a difendere i diritti dei lavoratori e delle fasce più fragili della popolazione.
Restiamo in attesa di un incontro e di segnali concreti.
Cordiali saluti.
USB P.I. Regione Camania
Napoli 09/03/2026