L‘aumento delle stabilizzazioni da 6mila a 8mila annunciato dal Ministero e di cui attendiamo comunque conferma ufficiale, dimostra che le lotte, gli scioperi, le assemblee, ancora una volta hanno pagato!
Il Ministero, consapevole dell’essenzialità di questi lavoratori e lavoratrici e, soprattutto, sottoposto ad una continua pressione da parte di chi non si è mai appiattito sulle posizioni governative, ha raschiato il fondo del barile e ha tirato fuori dal cilindro altri 2mila posti.
L’ennesimo risultato che portiamo a casa grazie alle mobilitazioni messe in campo da oltre tre anni.
Ma non basta!
Ci sono ancora migliaia di lavoratrici e lavoratori che a giugno andranno a casa e, secondo le intenzioni del Governo, dovranno, pazientemente e senza salario, aspettare ipotetici scorrimenti.
Visto che l'aumento di posti per la stabilizzazione non è frutto di investimenti del Governo, attendiamo che adesso anche Meloni e Nordio compiano il proprio dovere e assicurino la funzionalità del servizio adoperandosi per non creare buchi di organico che avrebbero immediate e gravi ricadute sui cittadini. Va data continuità contrattuale a tutti i lavoratori e le lavoratrici che hanno dato un enorme contributo al raggiungimento degli obiettivi del PNRR e al funzionamento del sistema Giustizia.
Il risultato dei 2mila posti in più è sprone per continuare a lottare fino alla stabilizzazione.
Il 30, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, ci è stato negato il permesso di manifestare davanti la Corte di Cassazione a Roma. Evidentemente il Governo non gradisce le proteste…
Faremo in ogni caso sentire la voce di precari e precarie davanti agli uffici giudiziari, con presidi in tutto il Paese.