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Editoriali

A proposito di IRAN

Roma,

Come sempre abbiamo fatto, USB difende il diritto di ogni popolo all’autodeterminazione e al diritto-dovere di lottare per ottenerlo. Questo principio non è negoziabile e la sua realizzazione non può essere in alcun modo strumentalizzata da forze esterne interessate ad esercitare forme violente di “regime change” come avvenuto recentemente in Venezuela con il rapimento/cattura del presidente Maduro e di Cilia Flores ad opera del presidente gangster degli Stati Uniti Trump.

Dopo l’aggressione al Venezuela, le minacce a Cuba, al Messico e alla Colombia, le ripetute dichiarazioni di volersi appropriare della Groenlandia, ora la presidenza Trump sembra prepararsi ad aggredire anche l’Iran o, in alternativa, a favorire l’intervento di Israele dichiarando così morto per sempre il diritto internazionale nato nel dopoguerra.

Le tensioni sempre più forti che si vanno sviluppando all’interno del paese contro il regime di Teheran e la repressione che ha già prodotto un numero rilevante di morti, a stare alle notizie delle agenzie occidentali e dello stesso governo, sta creando condizioni propizie ad un nuovo intervento dell’imperialismo.

Le cronache di questi giorni ci rappresentano una situazione che è andata ben oltre la manifestazione di rivendicazioni economiche e sociali, di rigetto delle politiche sociali discriminatorie della teocrazia Iraniana, situazione aggravata dalla pesante crisi economica dovuta anche alla continua pressione a cui è sottoposto da anni il Paese a causa dell’embargo economico a cui è soggetto da parte degli Stati Uniti e di tutto l’occidente.

La posizione sullo scenario internazionale dell’Iran, il contrasto alle mire espansionistiche di Israele su tutto il quadrante medio orientale, il sostegno al popolo Palestinese, le ricchezze naturali del suo territorio ne hanno fatto da molto tempo un bersaglio da colpire per gli USA, Israele e i loro alleati occidentali che oggi stanno fomentando, anche con la presenza documentata e rivendicata nelle strade di uomini dei relativi servizi segreti, la rivolta in corso attraverso l’uso indiscriminato delle armi contro la polizia e le istituzioni Iraniane.

Non è un mistero che le intenzioni di questi Paesi siano il ritorno della monarchia, l’indicazione del figlio dello Scià Reza Pahlavi, cacciato da una rivoluzione popolare e responsabile di crimini contro l’umanità, come possibile futuro presidente è lì a testimoniarlo, e quindi un ritorno dell’Iran sotto il controllo americano e occidentale come era prima della cacciata dello scià.

Ci auguriamo che l’Iran sappia trovare da solo la via di uscita da questa situazione dando al popolo Iraniano le risposte che chiede e che finisca immediatamente l‘uso delle sanzioni da parte dell’occidente passaggio indispensabile per consentire a quel Paese di ritornare ad essere un’economia in grado di camminare sulle proprie gambe e sulle proprie risorse.