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Editoriali // Solidarietà

Coraggio e coerenza: i portuali e la Global Sumud Flotilla. La solidarietà, la lotta e il progetto

Roma,

La scelta che i compagni del Calp hanno fatto di partecipare alla Global Sumud Flotilla, non solo sostenendo la raccolta di aiuti umanitari da inviare a Gaza ma anche salendo a bordo con un compagno storico del collettivo, e da alcuni anni dirigente del Coordinamento Mari e Porti dell’USB, Jose Nivoi, è il frutto di un percorso sindacale e politico che viene da lontano e che, questo è il punto, guarda avanti.

Sono anni che i compagni del porto di Genova portano avanti la lotta contro l’utilizzo delle banchine per l’attracco di navi cariche di armi dirette verso i teatri di guerra. E proprio la determinazione nel perseguire questo obiettivo li ha portati nel tempo a subire l’accusa di associazione a delinquere e la repressione sul posto di lavoro. L’incontro tra il Calp e USB, ormai diversi anni fa, si è dato proprio a partire da questi problemi e dagli attacchi che stavano subendo.

Grazie anche al loro ingresso in USB, nel giro di alcuni anni di lavoro sindacale intenso, l’organizzazione è riuscita a svilupparsi anche in diversi altri porti, dando vita ad un coordinamento nazionale presente ormai in quasi tutti i grandi porti del nostro paese. Ma, dall’epoca in cui i compagni del Calp combattevano l’arrivo della nave Bahri che trasportava armi in Yemen, molte cose sono cambiate. Ora la guerra non è più una condizione episodica di cui si aveva notizia dai tg della sera, ora la guerra è già entrata nella nostra quotidianità, con una economia ogni giorno sempre più orientata alla produzione bellica e un aumento clamoroso delle risorse del nostro bilancio (e di quello della Ue) destinate all’acquisto e alla produzione di nuovi armamenti.

Questo spiega perchè le azioni e le mobilitazioni dei portuali di Genova contro la guerra si siano intensificate. A parte i blocchi effettuati contro navi dirette in Israele e in Arabia, anche in coordinamento con i portuali di Marsiglia e del Pireo, c’è stato il riuscitissimo sciopero del 20 giugno proprio contro il riarmo, che ha visto un’adesione dell’80% delle maestranze. Il no alla guerra e all’economia di guerra nel porto di Genova non è una bandiera solo del Calp e dell’USB, ma coinvolge tanta parte dei lavoratori.

Da diversi anni, poi, è in piedi un lavorio di tessitura di una rete di collegamento tra i lavoratori portuali di diversi paesi, non solo del Mediterraneo. Riprendendo una lunga tradizione di solidarietà e di internazionalismo che tra i portuali è stata sempre molto forte, si va costruendo un Coordinamento internazionale di lavoratori portuali che unisce i temi del lavoro con quelli della corsa al riarmo. In particolare, la presa d’atto che la privatizzazione delle banchine ha rappresentato un arretramento per i diritti di tutti i lavoratori dei porti e che essa rende ancora più agevole la pretesa di utilizzare i porti per il traffico delle armi, ha rafforzato la necessità del collegamento tra i lavoratori di diversi paesi e ora siamo alla vigilia di un appuntamento importante che si terrà a Genova i prossimi 26 e 27 settembre. In quei giorni si riuniranno delegazioni da alcuni dei principali porti del Mediterraneo e ovviamente dai porti italiani di Genova, Livorno, Civitavecchia, Trieste, Palermo e altri ancora. Anche dai porti tedeschi e svedesi sono previste delle adesioni ed altre probabilmente si aggiungeranno nelle prossime settimane. Al centro della due giorni ci sarà il tema della costruzione di una giornata di mobilitazione internazionale dei portuali contro la guerra, sulla falsariga dello slogan “non lavoro per la guerra” che è stato adottato anche dalla Federazione Sindacale Mondiale. Un fatto inedito e fino a poco tempo fa quasi impensabile.

Dai portuali arriva quindi un segnale di enorme rilevanza: i lavoratori possono opporsi efficacemente alla guerra e possono farlo ancora meglio se si uniscono anche a livello internazionale.

Ma c’è di più. Al Music for Peace di Genova si è prodotta in questi giorni una corsa entusiasmante alla solidarietà con il popolo martoriato ma indomito della Palestina, tantissima gente ha sentito la necessità di dare il proprio contributo e lo ha fatto stringendosi attorno ai portuali: un segnale di grande umanità ma anche di speranza. Con i portuali forse possiamo farcela, sembra dire tutta quella gente che sta dando una mano.

Il 4 settembre la Flotilla salperà dalle coste siciliane verso Gaza. Non sappiamo cosa succederà e conosciamo bene il disprezzo che nutre il governo israeliano verso le leggi internazionali. Siamo fiduciosi ma anche preoccupati.

Con i compagni di Genova abbiamo quindi preso un impegno: tutto quello che è stato raccolto deve arrivare alla popolazione di Gaza, gli aiuti umanitari sono il segno della vicinanza che sentiamo con il popolo palestinese, sono un dono da popolo a popolo, qualcosa di sacro e inviolabile. Che nessuno tocchi la Flotilla, quindi. L’impegno è quello di reagire se vorranno fermarla o se, peggio, decideranno di attaccarla.

Dietro lo sforzo di solidarietà e il coraggio di lanciarsi per mare verso Gaza, nella meravigliosa impresa che sta unendo tutto il mondo di andare in soccorso del popolo palestinese, c’è quindi un progetto: unire le forze per reagire alle politiche di riarmo.

Una grande occasione e una speranza nel mondo da incubo in cui ci stanno precipitando